leggo per te

"Io dico per te luna, io dico per te sole, Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole…" (Bruno Tognolini)

Coltivare “l’orecchio bambino”. I miei “comfort book”

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“Signore, – gli dissi – dunque lei ha una certa età:
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa” ?
Rispose gentilmente: ” Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
E’ un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.”

Da Un uomo maturo con un orecchio acerbo di Gianni Rodari

Si dice che gli echi delle letture ascoltate e fatte da bambini rimanga dentro per tutta la vita.

Se si tende bene l’orecchio acerbo

Ho un ricordo indelebile della prima volta in cui misi piede in una biblioteca. Ero con mio papà. Credo che dovessi avere circa sei/sette anni, nel periodo fra la fine della prima elementare e l’inizio della seconda. Mi sentivo emozionata perché stavo per scegliere il mio libro, il mio primo vero libro. Non un album, non un giornalino, o uno stralcio di qualche antologia. Un libro con la copertina. Rigida. La copertina rigida per me, allora, era sinonimo di libro serio, una roba da grandi insomma. Scelsi Alan Alexander Milne e il suo Winnie-Puh. Allora non andava di moda come adesso e non c’erano le riduzioni della Disney, con quelle immagini da cartone animato. C’era Ernest Howard Shepard. Se chiudo gli occhi, rivedo la copertina verde chiaro e le illustrazioni delicate ed eleganti. Non so cosa avrei dato per poterlo tenere!

All’epoca ovviamente non ci potevo pensare, ma adesso rilevo un filo rosso che legava quelle prime, amatissime letture. Oltre al Bosco dei Cento Acri, mi appassionai – come ho già raccontato qui  – a Boscodirovo (Jill Barklem), al piccolo mondo di Peter Coniglio (Beatrix Potter) alle storie del Vento tra i salici (Kenneth Grahame).  Tutti racconti di animali antropomorfi, legati allo scorrere delle stagioni e basati sulla bellezze delle piccole cose (una gita divertente, buone cose da mangiare, una festicciola con gli amici, birichinate, guai da risolvere insieme ecc…). All’epoca della scuola i mie nonni mi regalavano ogni quindici giorni un fascicolo de I Raccontastorie, con l’audiocassetta da ascoltare. Per me Talpa e Ratto hanno quelle voci … le voci dei doppiatori che si prestavano a leggere quelle favole o fiabe per bambini. Le sento ancora vibrare nelle orecchie!

Chissà se Pulcetta li amerà? Se si emozionerà quando Talpa ritrova per caso la sua vecchia tana, o se s’immedesimerà nella monella e curiosona Primulina? Vedremo… Di certo io ehm ehm… non leggo proprio come Giulia Lazzarini!!!

Per concludere questo tuffo nei ricordi, non è un caso se ancora oggi amo tutto ciò che mi richiama istintivamente quell’atmosfera. Tutto ciò che possiede un non so che di familiare. Caldo, accogliente. Si parla di “comfort food”… beh, esistono anche i “comfort book”. Ho fatto una ricerca in rete e ci sono tante persone nel mondo che si scambiano liste di titoli di libri-coccola. Qualcosa vorrà ben dire, no?
Sì, va bene… il tè, il bosco in autunno, le merende fatte in casa… a molti fanno pensare a qualcosa di rétro. Un po’ sdolcinato.
Abbiamo bisogno sicuramente di leggere pagine doverosamente dure, che ci scuotano l’anima e la coscienza.
Tuttavia, quando sfoglio Storia d’inverno mi sento a casa. E’ come se qualcosa leggermente fuori posto dentro di me, “non in asse”, si ricomponesse.
La vita spesso è un intruglio per stomaci forti. Ogni tanto si ha semplicemente bisogno di tornare a casa.

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