leggo per te

"Io dico per te luna, io dico per te sole, Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole…" (Bruno Tognolini)

Consigliare un libro è come presentare un amico

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Ieri ascoltavo questa bella intervista alla libraia Tiziana e pensavo alle piccole, preziose coincidenze che, nel corso del tempo, contribuiscono a far scoccare la scintilla, a far nascere e consolidare una passione. Un libro, un titolo, una copertina, una figura.

Ricordo il primo giorno in cui papà mi ha accompagnato in biblioteca; l’armadietto che, alle elementari e poi alle medie, conteneva i libri da prendere in prestito (ed io li restituivo puntuale, ma puntualmente soffrivo perché avrei voluto tenerli ancora un  po’). L’insegnante che, prima di andare in pensione, invitò me e alcuni compagni a casa sua, affinché ci dividessimo pile di volumi (non aveva più spazio!).
Gli anni universitari sono stati quelli delle immersioni libridinose, quelli in cui ho potuto leggere di tutto, scoprendo molti autori contemporanei che sono poi diventati i miei preferiti. Mentre lavoravo, la cara amica M. ogni tanto faceva capolino nello studio e mi mostrava una recensione, oppure l’ultimo acquisto.

Scambiare o consigliare un libro ad una persona è come presentarle un proprio amico. C’è la stessa, intima convinzione che quei due si piaceranno.

Negli ultimi anni ho riscoperto la letteratura per l’infanzia. I più bei libri “per bambini” sono perfetti anche per i “grandi”. Quando rileggo Canto di Natale, Il giardino segreto  o Le filastrocche dei mestieri non ho la sensazione di avere fra le mani una lettura minore. La semplicità, frutto dell’intelligenza e di minuziosa cura, è l’opposto della banalità. Talvolta si pensa che i libri per i piccoli debbano essere facili: pensieri piccoli per creature piccole. La semplicità, invece, non è facile (è difficilissima). “Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare” scriveva Bruno Munari.

Si sa che i bambini fanno tutto molto seriamente. Pertanto, se un libro piace a loro, c’è da fidarsi. Bisognerebbe che le recensioni pubblicate sui giornali e le riviste le scrivessero (o le raccontassero) i bambini! Ogni tanto mi perdo fra disquisizioni e consigli pedagogici. Per fortuna mia figlia e i bambini che incontro mi riportano al nocciolo.

I libri universali sono quelli che incantano a dieci anni e poi, quando ne hai trenta o quaranta, fra le righe c’è ancora qualcosa che risuona (in parte familiare, in parte nuovo). Qualcosa mi dice che se uno scrittore è in grado di scrivere un libro per i più giovani fra i lettori, deve essere maledettamente in gamba. Un signore maturo con l’orecchio acerbo. (Rodari ne aveva incontrato uno sul treno, ricordate? Per questo penso che l’omonima casa editrice abbia scelto per sé un nome assolutamente geniale). Fino a quando potremo continuare ad imbatterci in tipi del genere, avremo la nostra scorta di felicità.

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