leggo per te

"Io dico per te luna, io dico per te sole, Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole…" (Bruno Tognolini)


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Cosa faremo da grandi?

Quale genitore non coltiva almeno mille propositi in merito al proprio stile educativo? Per me, uno di essi ha sempre avuto un’importanza particolare: infondere a nostra figlia la fiducia di poter diventare, da grande, ciò che desidera. Sono convinta che studiando e lavorando sodo, ci siano – nonostante difficoltà e contrattempi – svariate risorse per sviluppare pienamente le proprie attitudini. Superando pregiudizi e stereotipi che ancora oggi “imprigionano” la bambine e i bambini in modelli precostituiti, è possibile costruire ciò che “vorremmo fare da grandi”, tenendo conto del fatto che nel corso della vita si possono scegliere più strade e intraprendere percorsi professionali nuovi (così com’è accaduto anche a me). Certamente c’è ancora parecchia strada da fare per andare oltre concetti assai resistenti che classificano i “ruoli” di maschi e femmine, ma non è forse un dovere per noi mamme, papà, insegnanti ed educatori portare avanti questa sfida, per far sì che i nostri figli siano sempre più liberi di sognare il proprio futuro senza pregiudizi?

Per questi motivi, mi sono sentita subito attratta da questo albo illustrato. Edito dalla casa editrice Settenove, della quale – non a caso – vi ho più volte parlato, Cosa faremo da grandi? Prontuario di mestieri per bambine e bambini è un piacevole e colorato viaggio nei mestieri, ciascuno declinato al maschile e al femminile (secondo le recenti linee guida della Commissione Pari Opportunità e dell’Accademia della Crusca per un uso non sessista della lingua italiana).

Durante un tema in classe, Marta e Diego iniziano a fantasticare su tutto quello che vorrebbero fare da grandi… Dai loro sogni, scaturisce così una sorta di dizionario illustrato, in cui la bimba immagina di poter diventare una ministra, o una fotografa naturalista, o una ballerina di hip-hop, mentre il bambino si vede nei panni del maestro di scuola materna, ingegnere aerospaziale o scrittore di romanzi rosa. Le differenze di genere non sono negate, secondo interpretazioni frettolose e superficiali che talora si possono leggere o ascoltare; esse vengono piuttosto considerate una ricchezza, proprio per mostrare con semplicità e in maniera giocosa la varietà delle personalità e dei profili.  capture1

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Irene Biemmi conduce ricerche sulle pari opportunità e la pedagogia di genere presso l’Università degli Studi di Firenze, è formatrice nelle scuole e dirige la collana “Sottosopra” di Giralangolo; Lorenzo Terranera è illustratore, co-fondatore della scuola di illustrazione Officina B5 e scenografo per alcuni programmi televisivi; ha collaborato con Unicef, Amnesty International e Agesci.

Nel finale aperto, Marta e Diego comprendono che le strade possono essere davvero tante e che per fortuna non devono sceglierne una sola: nella vita si può e si deve sperimentare, essere pronti a rimettersi in giococapture10
Nell’ultima pagina, si lascia spazio ai piccoli lettori per esprimere i loro sogni e i loro progetti.

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Cosa faremo da grandi? mi ha colpito perché si tratta di una lettura stimolante da proporre a scuola, per lavorare sui desideri e le emozioni dei bambini, ragionare sui “modelli” che vengono trasmessi e assorbiti più o meno consapevolmente, nonché per gettare i semi di quella educazione alla parità che assumerà un valore sempre più profondo durante le successive fasi dello sviluppo.

Qui potete leggere la scheda del libro sul sito di Settenove, con la possibilità di visualizzarne un’anteprima.


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Una lettera per Leo

Voi credete alle coincidenze? Io sì! Mentre stavo pensando ad una nuova lettura “autunnale” per Pulcetta e per i bimbi della scuola, mi è capitata fra le mani Una lettera per Leo di Sergio Ruzzier, pubblicata dalla “nostra” cara Topipittori. E’ la storia dell’amicizia fra il postino Leo e il piccolo Cip, un uccellino che, con l’arrivo dei primi freddi, ha perduto il suo stormo.

Leo ama il suo lavoro e lo svolge con grande impegno; il suo unico cruccio è quello di non aver ricevuto mai una lettera in vita sua… proprio lui che trascorre le giornate a consegnare buste e pacchetti in giro per il paese!

capture3Il generoso postino decide di prendersi cura di Cip e di tenerlo con sé durante il lungo inverno. Ben presto, fra di loro nasce un legame in grado di colmare dolcemente il senso di solitudine di Leo. Come spesso accade a noi adulti, seguire un piccolo giorno per giorno, lasciandosi contagiare da quel naturale entusiasmo per le piccole cose proprio dell’infanzia (la preparazione di un pasto, la neve che scende dal cielo…), dona uno sguardo nuovo, un senso profondo alla vita quotidiana che si dipana al ritmo delle stagioni.

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Quando torna di nuovo la primavera, Leo sa che è giunto il momento di lasciare andare Cip. L’uccellino è felice di raggiungere il suo stormo che ha fatto ritorno dopo aver svernato al Sud. Mentre lo saluta, Leo avverte già la malinconia che accompagna ogni distacco, ogni maturazione. Tuttavia, non ha alcun dubbio: è la cosa giusta da fare per Cip.

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Cip raggiunge la sua famiglia e Leo riprende il suo lavoro. Apparentemente, tutto sembra essere tornato come prima… fino a quando, un bel giorno, Leo non riceve finalmente ciò che aspettava da tanto tempo! Una lettera!! Di Cip! L’uccellino non ha dimenticato l’amico che si è preso cura di lui.

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Una storia semplice e delicata, capace di affrontare con garbo alcuni dei temi più importanti della vita: la cura, la solitudine, l’amicizia, la crescita e il distacco, il tempo che passa, la gratitudine.

Una lettera per Leo è stato il primo albo illustrato di Sergio Ruzzier pubblicato in Italia.  L’autore è nato a Milano nel 1966, ha iniziato la carriera di illustratore a soli vent’anni e dopo qualche tempo si è trasferito a New York, dove vive e lavora attualmente. Uno stile raffinato e poetico, il suo, tanto apprezzato da essere selezionato nel 2011 dal grande Maurice Sendak per l’esclusiva Sendak Fellowship. Vi invito a visitare il suo sito per iniziare ad approfondire la sua opera dal tratto così personale, ironico e tenero insieme.

Qui il link alla scheda di Topipittori


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Blue on Blue. Il fascino del temporale

In una giornata di pioggie copiose, che fanno sentire l’autunno sempre più vicino, mi avvicino allo scaffale per scegliere il libro “giusto” per una Pulcetta amante dei temporali (e degli stivali da gomma, delle pozzanghere, degli ombrelli… !). Un comfort book, una lettura da scartare come un cioccolatino che addolcisca le ore da trascorrere in casa, in attesa del sereno.

E le dita si fermano sulla copertina di Blue on Blue. Un albo in lingua inglese, conosciuto ad un seminario di Bruno Tognolini sulle filastrocche e le rime e ordinato poco tempo dopo. So che sarà tradotto in italiano, ma per ora sono felicissima di gustarmi la fresca musicalità del testo originale di Dianne White (peraltro semplice e breve).

Vogliamo parlare delle immagini?

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Lasciamoci guidare dalla mano e dallo sguardo dell’illustratrice, Beth Krommes, sfogliando lentamente il suo sito. C’è qualcosa di acuto e trasognato insieme, nel suo stile. Il tratto è preciso, ma ciò che ci restituisce è permeato di magia. Vincitrice della prestigiosa Medaglia Caldecott (riconoscimento che l’Association for Library Service to Children assegna ogni anno all’artista che si sia maggiormente distinto nel settore dell’illustrazione per l’infanzia) l’artista americana mi ricorda da vicino il divisionismo e tutta la corrente artistica che ha esaltato la forza vitale e “spirituale” della Natura. Qui il cielo, la terra, il mare sono raffigurati con intensità. Animata dalla passione propria di un naturalista, tutta la raffigurazione  resta sospesa nel tempo e nello spazio. Il risultato è un’alchimia perfetta fra sogno e realtà.

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Osserviamo la vita di una fattoria accanto al mare, in una mattina che si apre ventosa e soleggiata, per poi lasciare spazio ad uno scenografico temporale. Ci sediamo accanto alla piccola protagonista, imbronciata e annoiata a causa dela forzata immobilità; poi la seguiamo mentre, di nuovo libera, felice e selvatica si rotola nel fango… e in fondo moriamo dalla voglia di farlo anche noi!

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Verso sera la tempesta si placa, è l’ora di andare a dormire, mentre fuori un cielo stellato, quasi “espressionista”, si specchia in un mare popolato da grandi e affascinanti creature. E’ tutto semplice, domestico, eppure straordinario.

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La piccola lettrice di casa si è innamorata degli stivali rossi della sua piccola “amica” e degli animali del cortile che giocano spensierati; sono certa che anche i vostri cuccioli non sapranno resistere all’incanto che regna fra queste pagine. E se proverete a leggerlo in inglese, non vi sfuggirà la musicalità delle onomatopee che fanno da contrappunto alle illustrazioni. Blue on Blue è un piccolo, lucente gioiello.


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40 settimane

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Un libro dedicato alle mamme, a quelle che stanno per diventarlo e a quelle che serbano il ricordo indelebile della maternità. “40 settimane. Cronaca di una gravidanza” è una graphic novel edita dalla casa editrice Settenove (della quale vi ho parlato a proposito di “June e Lea“). L’Autrice, Glòria Vives Xiol, ha studiato Belle Arti presso l’Università di Barcellona e, successivamente, si è perfezionata in Arte Terapia. Attraverso queste pagine, ha voluto raccontare tutto ciò che ha rappresentato la ricerca di una gravidanza, la maternità e la nascita di sua figlia Julia. Ha scelto di farlo in maniera schietta e (auto)ironica, attraverso uno stile fresco e immediato.

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Nel suo racconto non ha tralasciato nulla, compresi gli aspetti più difficili, ma anche quelli più buffi, che una coppia deve attraversare quando si decide “di rimanere incinti”. Infatti, il punto di forza del libro è che, pur essendo inevitabilmente concentrato sui cambiamenti fisici e psicologici che una donna attraversa durante i nove mesi di gestazione, il ruolo del futuro padre non passa mai in secondo piano. Accompagna, sostiene, imparando a “dialogare” con la nascitura attraverso la pancia.

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I temi sono molteplici: il primo aborto spontaneo, il dolore, la nuova ricerca, la prima ecografia, la ginnastica preparto, l’affettuosa invadenza dei familiari e degli amici, i sogni, i dubbi, la sofferenza e la gioia immensa del parto stesso… Tutto viene narrato con sincerità, semplicità e in maniera asciutta, senza eccessivi sentimentalismi; il messaggio che viene trasmesso è intenso e vero. Una storia originale e coinvolgente, contro gli stereotipi che non di rado caratterizzano la maternità e i ruoli dei futuri genitori.

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Il racconto oscilla fra momenti scanzonati e persino comici e quelli più emozionanti, teneri. Questa alchimia rende la lettura molto piacevole e anche utile per una donna che stia effettivamente attraversando le fatidiche “40 settimane”, divisa fra emozioni spesso molto contrastanti fra loro. Qualunque mamma sa che le cose stanno veramente così: una gravidanza non è mai tutta “rose e fiori”, ci possono essere problemi piccoli e grandi da affrontare, la stanchezza, i disturbi… Pertanto, il sostegno del proprio compagno e, magari, di persone qualificate (come l’ostetrica del corso preparto) diventa importantissimo.

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… e alla fine, il momento più forte e bello si vive in tre. Un viaggio si è appena concluso, ma uno tutto nuovo è appena iniziato.

Qui il link alla scheda del libro.

Con questo post, il blog “Leggo per te” chiude per ferie. Ci rivediamo a settembre! Buone vacanze a tutti!


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Orizzonti. Con un “piccolo elogio ai libri senza parole”.

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Viviamo tempi difficili, dove le notizie di tragedie lontane e vicine si susseguono, lasciando dietro di sé una scia di commenti, polemiche, bozze di strategie politiche destinate a sfaldarsi, superate da una realtà sempre più complessa, urgente e dolorosa. Quando ho visto per la prima volta Orizzonti, libro senza parole edito da Carthusia, sono stata conquistata dall’atmosfera che permea le tavole di Paola Formica. Le illustrazioni sono intense, espressive, pregne di significato, ma delicate e colme di rispetto. Invece di indugiare sui particolari, la narrazione per immagini si rivolge liberamente alle interpretazioni del lettore e il finale è aperto. In questo senso, penso che un silent book costituisca una modalità privilegiata per affrontare una tematica come quella delle migrazioni e della tragedia delle traversate sui barconi affollati.

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In Orizzonti, il protagonista è un bambino che fugge dalla sua terra per conquistare la libertà e una nuova vita. Il suo destino s’intreccia a quello di altre persone che salgono su un’imbarcazione fatiscente per attraversare il mare. Gli occhi, sempre in primo piano, trasmettono le emozioni che si dibattono nell’animo: paura, sgomento.

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Questa immagine immersa nel buio non ha bisogno di lunghi commenti. Riconosciamo il profilo del bambino, avvertiamo – palpabile – il suo terrore.

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Sappiamo come sia difficile affrontare questi avvenimenti con i bambini, i quali osservano e ascoltano le notizie che scorrono veloci, spesso in maniera rumorosa e violenta. Attraverso questo libro di sole immagini, è possibile soffermarsi a riflettere. Le immagini offrono una possibile interpretazione dei fatti e filtrano le tragiche vicende e le intense emozioni, attraverso una modalità di comunicazione più vicina e fruibile dai piccoli. Gli adulti possono così adottare un approccio delicato che non edulcora la realtà, ma lascia più spazio e tempo per elaborarla.

Il libro si conclude con un “piccolo elogio del libro senza parole” di Ferruccio Giromini che racchiude tutte le motivazioni e le caratteristiche che fanno sì che un silent book sia un libro speciale, profondo e coraggioso.

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Orizzonti è stato finalista al Silent Book Contest 2014, Premio internazionale dedicato ai silent book.
Per conoscere meglio la genesi del libro e il percorso artistico dell’Autrice, Paola Formica, vi rimando a questo interessante articolo e all’intervista apparsa su uno dei nostri siti preferiti, Milkbook.

Paola Formica
Orizzonti
Carthusia 2015

 


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La zattera, o dell’immaginazione

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Dopo  La piscina, splendido silent book di cui vi ho parlato qui, ecco un nuovo gioiello del catalogo Orecchio Acerbo che appare nelle librerie proprio oggi, 18 giugno. Si tratta de La zattera, albo pubblicato in Francia lo scorso marzo (il titolo originale è Le Bateau de fortune, edito dalla giovane casa editrice indipendente Sarbacane).  I protagonisti sono animali antropomorfi, elemento che trasporta la narrazione nell’atmosfera incantata della favola; al tempo stesso, l’ambientazione è vivida, quasi palpabile grazie alla plasticità e densità delle illustrazioni. L’alchimia tra sogno e realtà, fra parole e immagini attrae il lettore e lo porta a immergersi nella vicenda sulla scorta dei propri ricordi (ah, le splendide giornate trascorse al mare, a giocare coi piccoli tesori naturali!).

E’ arrivata l’estate e l’orso Michao accompagna i suoi due piccoli amici a giocare sulla spiaggia. Una volta giunti a destinazione, però, i tre scoprono che il bagagliaio dell’automobile è vuoto, perché tutto è stato incautamente dimenticato a casa. Niente palette e secchielli, né asciugamani, né pallone. Che fare? La gita, in un primo momento, sembra rovinata. Non sarà la magia a risollevare il morale, bensì qualcosa di più potente…

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Il piccolo volpacchiotto interpreta l’io narrante della storia: di lui non conosciamo il nome, proprio perché ciascun lettore possa immedesimarsi nel racconto. Il bel testo, conciso e pregnante, compare ai margini delle pagine riccamente illustrate. Le parole danno il la, lasciando all’immaginazione e all’intensità delle figure tutto lo spazio per sconfinare.

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Le illustrazioni di Stéphane Poulin, artista originario del Québec, meritano di essere assaporate lentamente. Esse rivelano uno stile intenso, onirico, ricco, connotato da un uso sapiente della luce. Sono così vivide, luminose e “melodiose” da rendere percettibili le sensazioni di una giornata in riva al mare: il vento fra i capelli, la sabbia bagnata, l’odore salmastro, il richiamo dei gabbiani.

L’autore del testo originale, il francese Olivier de Solminihac, noto per l’opera Le peuple doudou, ha affermato che “non c’è niente di più triste di un bambino che non sogni”. La traduzione di Paolo Cesari restituisce pienamente la volontà sensibile e attenta di stimolare i bambini a non perdere la loro caratteristica intrinseca: la fantasia. Quale strumento migliore di un libro e, per di più, di un libro illustrato magnificamente?!

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La storia fa riflettere su qualcosa che gli adulti – genitori, educatori, insegnanti – sono soliti affermare, cioè che i bambini, se non hanno a disposizione una guida o degli strumenti, “non sanno giocare”. Eppure siamo proprio noi che, il più delle volte, li circondiamo di oggetti, giochi strutturati e istruzioni, piantando con solerzia robusti paletti attorno alla loro capacità di immaginazione. Il gioco libero, fatto con materiali poveri, spesso “recuperati” in giro, è più ricco e coinvolgente grazie al contributo personale: spirito, intelligenza, abilità manuale.

Michao risponde allo sconsolato “non so che fare” del piccolo volpacchiotto annoiato stimolandone l’intraprendenza, il pensiero creativo, la curiosità. Mostra come costruire la zattera, utilizzando il materiale recuperato sulla spiaggia, offrendo così un’esperienza di collaborazione, un lavoro di squadra.  Quando la zattera è finalmente pronta e viene vista allontanarsi sull’acqua, alla domanda  “dove va?“, Michao risponde “bisogna immaginare“. In queste poche parole, così sobrie ed evocative, è racchiuso tutto il profondo rispetto per la forza immaginifica dei bambini. E’ questa la vera magia.

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A livello personale il libro mi ha colpita, perché descrive con grazia e allegria molte delle giornate trascorse con mia figlia a giocare con legnetti, sassolini e conchiglie. Infatti, la piccola lettrice di casa, molto legata alla libertà che la spiaggia le regala ad ogni stagione (abitiamo a pochi passi dal mare), è rimasta affascinata dalle figure e dal racconto. La zattera è una storia piacevolissima, delicata, leggera, con un finale aperto e stimolante. Leggendola, ci ritroviamo sulla riva, coi piedi nell’acqua, i capelli al vento, la mente altrove… a immaginare.

Olivier de Solminihac, Stéphane Poulin
La Zattera
Trad. di Paolo Cesari
Orecchio Acerbo Editore, 2015

In libreria dal 18 giugno 2015; qui la scheda del libro sul sito di Orecchio Acerbo.

 


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Le scoperte di Bebo e Bice

Le scoperte di Bebo e Bice sono una nuova collana di Editoriale Scienza, casa editrice specializzata in testi scientifici per bambini e ragazzi. Bebo è un verme rosa, un esploratore molto curioso che si caccia spesso nei guai; Bice è una pulce blu che sogna di diventare una scienziata. Questa nuova serie è stata appositamente studiata per i bambini in età prescolare, a partire dai tre anni. Il linguaggio è semplice, chiaro e stimolante: il fine è quello di incuriosire i piccoli lettori, incoraggiandoli a provare in prima persona le attività proposte. In questo modo, le scoperte effettuate sono frutto dell’esperienza diretta del bambino e, pertanto, realmente significative per lui. Autore della collana è l’associazione bolognese Tecnoscienza.it che, attraverso laboratori, mostre e giochi, racconta la scienza ai più piccoli in maniera accessibile e intuitiva.

Nell’ambito di questa nuova collana, Editoriale Scienza ha lanciato – sul proprio canale Youtube – l’omonima serie web. Attualmente, essa è composta da un trailer e da due video con esperimenti, uno dedicato al libro “I colori” e l’altro a “La catapulta”. Va sottolineato che i video non propongono gli stessi esperimenti del libro, proprio per offrire ulteriori spunti e moltiplicare le occasioni di scoperta autonoma da parte del bambino. Infatti, i video sono interattivi (si può accedere con un clic alla versione per dispositivo mobile): ciascuno può scegliere fra le ipotesi indicate per concludere l’attività. I libri, inoltre, rimandono a loro volta ai video, in modo da offrire ai lettori, in maniera chiara, le diverse possibilità di esperienza.

Ecco l’introduzione sull’apposito canale di youtube, al quale fanno seguito i due video di esperimenti:

Noi abbiamo letto e giocato con il libro dedicato a I colori. La storia è questa: Bebo e Bice stanno facendo la spesa presso il fruttivendolo, quando il contadino Severino li chiama preoccupatissimo: nel suo orto è spuntata una zucca gialla. Bice propone allora di colorarla di arancione, ma… come? I mirtilli si offrono come volontari e Severino teme che la zucca diventi tutta blu… ma sovrapponendo il blu al giallo non si ottiene l’arancione, bensì il verde. A questo punto, Bebo e Bice decidono di effettuare una serie di esperimenti per capire come si può ottenere l’arancione: scoprono così che mischiando il rosso e il giallo si ricava il colore desiderato. Grazie alla amiche fragoline, la zucca tornerà ad essere del colore giusto! Oltre a insegnare come si ottengono i diversi colori, la storia contiene anche un chiaro riferimento all’importanza della frutta e della verdura per la nostra salute.

Qui potete vedere un’anteprima del libro e acquistarlo direttamente dal sito. Buon divertimento!


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La piscina

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E’ difficile dare una definizione dei libri illustrati privi di testo. Si chiamano “libri senza parole”, oppure “silent book”: effettivamente non vi è un racconto stampato sulla pagina, ma è altrettanto vero che le immagini – da sole –  raccontano una storia con ricchezza di suggestioni e sfumature. Le illustrazioni, perlomeno quelle di qualità, ampliano ed espandono i contenuti e i sentimenti e permettono a ciascun lettore di contribuire con la propria narrazione, quella che scaturisce dal vissuto personale. C’è un filo sottile, ma resistente al tempo e alle mode, che lega i libri illustrati alla tradizione degli antichi figurinai: un patrimonio culturale e antropologico dalle infinite possibilità.

La Piscina è l’opera prima di Ji Hyeon Lee, giovane artista della Corea del Sud. Se non lo avessi saputo prima, sfogliandolo avrei comunque pensato: è un libro di Orecchio Acerbo. Vi ho parlato recentemente di questa raffinata e peculiare casa editrice a proposito dello splendido albo illustrato La pantera sotto il letto. Sono entrambi libri di grande formato che spalancano le porte all’arte e alla bellezza, senza tralasciare la profondità e l’originalità dei temi. La Piscina è un libro perfetto per la stagione che è ormai alle porte, quella in cui abbiamo voglia di freschezza, di avventura e durante la quale possiamo confidare su ritmi più lenti per assaporare le storie.

Il tratto di Ji Hyeon Lee è permeato di nitore ed eleganza. Nel suo stile coesistono in perfetta armonia la cura dei dettagli – che suggeriscono una lentezza sapiente e delicata – e le tavole di più ampio respiro, dove i colori sono vividi e onirici al tempo stesso. Le illustrazioni sono fresche come se emergessero veramente dall’acqua: ad osservarle, sembra quasi di percepire lo sciabordìo, il sentore del cloro, i riflessi sulle pareti e le mattonelle.

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All’inizio la grande piscina – una liquida, schietta metafora della vita – è invitante, ma incute anche un certo timore agli occhi del piccolo protagonista. I bagnanti grigi, rumorosi e goffi la ricoprono come un manto soffocante e assordante, un cicaleccio superficiale. Galleggiano, pavidi e sgraziati nelle loro ciambelle gonfiabili, incapaci di andare in profondità. Tuffarsi significa, dunque, osare: ci vuole coraggio, capacità di scegliere… non è per niente facile e il bambino lo sente. All’inizio, lui è raffigurato in bianco e nero come il resto della folla, anche se si distingue per il suo restare in disparte. Immergendosi, riprenderà colore (il costume, la carnagione) e, quindi, vita autentica.

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Il bambino raccoglie la sfida e si tuffa verso un mondo nascosto che, al contrario della superficie, è fatto di colori intensi, luminosi. Una bambina lo osserva, incuriosita, e decide di seguirlo.

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S’incontrano sott’acqua e, insieme, iniziano la scoperta di quell’universo magico, fantasioso: un altrove fatto di bellezza e ironia, un luogo dove si possono fare incontri insoliti e stupefacenti…

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… persino la grande, lenta e bianchissima Moby Dick.

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Alla fine, i bagnanti escono dalla piscina. L’umanità grigia è sempre goffa e sgraziata, si accalca, qualcuno resta indietro mentre gli altri voltano le spalle; invece i bambini – che significativamente si trovano sulla sponda opposta – hanno gesti fini e gentili, lui aiuta lei. Entrambi sono a colori, dal momento che l’avventura condivisa ha conferito loro la scintilla della scoperta, della benevola e giocosa curiosità verso il mondo e la vita stessa.

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Prima di andarsene, si guardano negli occhi e si sorridono. Sono amici, sono complici. Sanno che s’incontreranno di nuovo, che si tufferanno ancora, per andare oltre.

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In conclusione, troviamo una breve dedica che suggella il significato più profondo di questo libro (vedi immagine sottostante). La superficie è la mediocrità, il conformismo. La profondità delle acque, raggiunta con audacia e fantasia, rappresenta la libertà, l’originalità, l’intelligenza, la forza dell’immaginazione. L’acqua stessa è un elemento primordiale carico di simbolismi, da essa si genera e si rigenera la vita: nei mesi di gestazione, l’ambiente in cui cresciamo e ci nutriamo è acquatico. I due bambini sono ancora intensamente connessi a questi elementi simbolici; sono due esseri non ancora intaccati dal qualunquismo e dall’ipocrisia.

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La Piscina è un libro per “ragazzi” di ogni età; si può leggere a più livelli a seconda della tipologia di lettore. Viaggio di formazione, avventura, sogno, metafora, gioco, passione per le attività acquatiche, contrapposizione fra il mondo dell’infanzia e quello degli adulti, libertà e ricerca della propria identità. Esso mette in scena, con garbo e sensibilità, una critica ad un certo tipo di società troppo veloce, chiassosa, sorda e incurante che “consuma” senza assimilare nulla per davvero.

La scheda del libro sul sito di Orecchio Acerbo e il booktrailer.


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La città che sussurrò

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Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli abitanti di Gilleleje, un villaggio danese di pescatori occupato – come il resto del paese – dai nazisti, nascose alcuni ebrei in fuga verso la Svezia, rimasta neutrale. In una buia notte senza luna, per guidare i fuggiaschi verso il porto e, quindi, verso la salvezza, gli abitanti sussurrarono dalle soglie delle loro case la giusta direzione da seguire. La città che sussurrò, vincitore del Premio Andersen 2015 per la categoria “Miglior Libro 6/9 anni”, prende ispirazione da questa storia di coraggio e generosità.

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La Giuntina
è una casa editrice che mi è particolarmente cara. Nacque nel 1980 dando alle stampe La notte, la toccante testimonianza di Elie Wiesel sulla propria deportazione ad Auschwitz. Attraverso un catalogo di raro pregio, La Giuntina prende le mosse dalla cultura ebraica, con le sue mille sfaccettature, per trattare temi universali. Ciò che mi ha colpito de La città che sussurrò, oltre alla delicatezza e profondità della vicenda narrata, è lo sguardo sull’umanità e sulla quotidianità dei personaggi che animano il libro. Si tratta, infatti, di persone – adulti e bambini – che scelgono il bene senza eroismi, né gesti plateali, ma si sforzano di attuarlo giorno per giorno, condividendo quello che possiedono. Mi hanno fatto ricordare la leggenda dei 36 giusti che, secondo il Talmud, ad ogni generazione salvano il mondo. Gli abitanti di Gilleleje, con gesti davvero semplici – il dono di una pagnotta, o di un libro, o… di un sussurro, appunto – ci mostrano come la solidarietà si costruisca attraverso tanti piccoli contributi e che ciascuno, se lo vuole, può fare la sua parte.

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Jennifer Elvgren, l’autrice del testo, ha iniziato la sua carriera come giornalista e, dopo la nascita dei suoi figli, ha iniziato a scrivere anche per i bambini. Fabio Santomauro è un giovane illustratore italiano che, fra l’altro, ha generosamente prestato la sua opera per realizzare alcuni pannelli decorativi presso il reparto di Oncologia Pediatrica del Gemelli. Per conoscerlo meglio, vi rimando alla bella intervista pubblicata sul blog dell’Associazione Leggere Insieme… Ancora! Il suo è uno stile fresco e dinamico che richiama quello tipico delle graphic novel e restituisce – con pochi tratti e una ben misurata cura dei dettagli – l’emotività dei personaggi, ma sempre in maniera garbata. Nonostante la complessità del tema trattato, parole e immagini dialogono fra loro con equilibrio, senza accenti drammatici, e suggeriscono determinazione, sensibilità, fiducia.

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La famiglia di Anett nasconde nella propria cantina Carl e la sua mamma. I due bambini stringono amicizia e condividono i libri preferiti (e mi piace che in una storia come questa si sottolinei anche il potere salvifico dei libri!). Quando Anett si reca a fare la spesa o in biblioteca, le basta accennare a bassa voce della presenza di “nuovi amici” in casa per ricevere dei doni per loro. Non appena giunge la notizia di una retata nazista ormai prossima, il villaggio si appresta a consentire agli ebrei di mettersi in salvo, raggiungendo il porto. Purtroppo la notte è nuvolosa e buia, pertanto è molto difficile non sbagliare strada… E’ proprio Anett a trovare uno stratagemma: la gente avrebbe dovuto restare accanto alle porte delle proprie case e, al passaggio della famiglia in fuga, sussurrare la direzione giusta. E così fu.

Un testo particolarmente adatto, grazie al suo equilibrio, per affrontare il tema della Shoah nelle scuole.

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Qui il booktrailer del libro e qui la scheda sul sito de La Giuntina.


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Un tuffo nei colori di Paul Klee

Che sorpresa Paul Klee!
Sono affascinato dalla sua delicatezza,
come un canto sottovoce“.

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Oggi vi voglio parlare di due libri di una casa editrice speciale, una vera fucina di spunti e idee per educatori, insegnanti e genitori: Artebambini. Chiunque trascorra del tempo con i bimbi sa bene come il linguaggio dell’arte, così come quello musicale, costituisca una modalità di espressione dalle mille potenzialità. I più piccini, infatti, sono attratti dai colori e poi dalle forme; il canale visivo permette loro di percepire e di restituire le emozioni con naturalezza, anche quando non sono ancora in grado di spiegarle attraverso le parole.

Gli albi illustrati di Artebambini costituiscono uno strumento di mediazione di indubbia qualità, attraverso il quale i lettori (grandi e piccoli) possono entrare in contatto a più livelli con il mondo dell’arte e con lo stile di diversi artisti. A più livelli perché l’adulto che propone il libro ai bambini può veicolare il messaggio artistico in maniera differente, modulando la lettura, l’osservazione, l’interpretazione a seconda dell’età e degli interessi. Una grafica accattivante, i testi curati senza essere mai pedanti, i diversi gradi di approfondimento sono, infatti, il punto di forza di queste pubblicazioni.
La finestra viola e Che sorpresa Paul Klee! sono un bell’esempio di quanto appena affermato. Pur trattando dello stesso artista (Paul Klee), lo fanno con un taglio distinto e, se presi insieme, complementare. Il primo è un racconto dal sapore di fiaba che si ispira ad un fatto realmente accaduto (il viaggio di Paul Klee a Tunisi che ispirò il dipinto Case rosse e gialle a Tunisi, 1914). Il secondo è un vero e proprio viaggio fantastico nell’universo artistico del pittore di origine svizzera, compiuto grazie alla “mascotte” Erri (che, in un’opera precedente, aveva già accompagnato i lettori a conoscere Mirò).

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Fuad Aziz, l’autore de La finestra viola, è uno scrittore e illustratore originario del Kurdistan iracheno, trasferitosi a Firenze dopo gli studi di Belle Arti compiuti a Baghdad. Da molti anni promuove l’educazione interculturale. “Quand’ero bambino ricordo che in famiglia mi leggevano favole e storie meravigliose da un antico libro scritto in persiano: era così delicato che per non rovinare le pagine queste si giravano utilizzando un coltello da cucina, quello stesso che veniva utlizzato per tagliare e preparare le zucchine ripiene” ricorda in questa interessante intervista. “Attraverso i miei racconti ed attraverso le mie illustrazioni – continua in un’altra –  cerco di far conoscere quella che è la mia cultura d’origine ed il mio vissuto. Inoltre voglio trasmettere ai bambini l’importanza della fantasia creativa, la capacità di racconto dei disegni, l’importanza di esprimersi e che è importante sognare, andare oltre la realtà. Quando dipingono un albero non è solo il marrone del tronco ed il verde della chioma, ma l’albero puo’ essere di tutti i colori, anche quei colori che i bambini preferiscono”.

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La Finestra viola è la storia di due amici, un bambino italiano di nome Giulio e un bambino tunisino di nome Adama. Si conoscono durante la vacanza di Giulio in Tunisia e, anche dopo la partenza di quest’ultimo, restano in contatto scrivendosi delle lettere. Un giorno, Adama racconta a Giulio di aver visto un quadro di Paul Klee che lo ha colpito moltissimo, tanto che ha deciso di colorare la sua casa con alcune delle meravigliose tinte scelte dal pittore per quell’opera. Giulio gli risponde che, nel paese dove abita, le case hanno tutti colori diversi proprio perché i marinai e i pescatori possano riconoscerle da lontano, quando sono in mare. Adama convince la sua famiglia a dipingere la facciata della loro casa e, ben presto, coinvolge anche gli altri abitanti del paese. Così, grazie ai meravigliosi e lucenti colori delle case, il luogo diventa molto conosciuto, tanto che un giorno lo stesso Paul Klee decide di visitarlo e di ritrarlo in uno dei suoi quadri. L’artista lascerà traccia del suo passaggio colorando di viola una delle finestre della dimora di Adama.
Accanto a questa piacevole storia di amicizia fra due bambini di culture differenti – che trovano, però, tanti punti in comune – è impossibile non apprezzare le splendide illustrazioni di Fuad Aziz. Ampie, intense e vivide pennellate di colore attirano il lettore e lo invitano ad entrare a far parte della storia. Le tinte calde e vivaci trasmettono una sensazione di calore e di gioia di vivere; sembra di poter percepire i suoni, le voci, il fruscìo delle vesti delle donne. Un omaggio all’arte di Klee che diventa anche un messaggio universale di pace e di bellezza.

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In Che sorpresa Paul Klee! Paola Franceschini, già autrice de Con gli occhi di Mirò, prende per mano il lettore e lo accompagna nella scoperta del linguaggio dell’artista. Il buffo quadratino rosso Erri raggiunge i suoi amici in Svizzera per conoscere un nuovo pittore, autore della “maschera d’incendio” che assomiglia tantissimo allo stesso Erri. Il libro, attraverso coloratissime figure ispirate alle opere di Klee, racconta la nascita e lo sviluppo dello stile del grande artista dotato di un’immaginazione “217 volte più forte di chi vorrebbe scoraggiarlo“. Klee “con un occhio vede, con l’altro sente” e desidera “imparare a disegnare come i bambini“. La sua arte “ha la leggerezza di angeli gentili” perché egli “è stregato dall’armonia del paesaggio, quando l’aria, il cielo e la terra suscitano emozioni piacevoli“. Il testo di questo libro svela le caratteristiche più salienti di Klee, dall’amore per la natura e la musica all’importanza del viaggio, ma lo fa suscitando curiosità e passione, senza diventare mai didascalico. L’invito è quello di provare a entrare nella mente dell’artista, per vedere coi suoi occhi, per sentire le sue emozioni. L’arte non è qualcosa di astratto, lontano; non è un mondo a parte, ma un linguaggio dalle mille sfaccettature per descrivere e interpretare ciò che ci circonda.

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Entrambi i testi si prestano molto bene alla realizzazione di attività e laboratori a scuola. Inoltre, possono costituire anche per gli stessi genitori degli strumenti per giocare con le forme e con i colori insieme ai loro bambini. E’ noto come lo stile di Klee, come quello dello stesso Mirò, oppure di Kandinsky ecc… si traduca in un linguaggio espressivo particolarmente attraente per i più piccoli.

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Qui il link alla casa editrice Artebambini, sezione Albi illustrati, con le schede e le anteprime dei libri e i moduli per ordinarli anche online.