leggo per te

"Io dico per te luna, io dico per te sole, Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole…" (Bruno Tognolini)


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Le case degli animali

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Uno degli aspetti che più amo dei viaggi in treno o in auto (da passeggera) è la bellezza del veder scorrere davanti agli occhi le abitazioni, provando a immaginare – da una luce accesa, un profilo, o un altro elemento messo in evidenza – come sono realmente quelle case, chi ci abita, quale atmosfera richiamano. In quel particolare viaggio che è la lettura, riscopro la stessa confortevole sensazione nel “perdermi” nelle illustrazioni che rappresentano le dimore. Sarà forse un’eredita del tempo trascorso a gustare le immagini delle calde e accoglienti tane degli animaletti di Boscodirovo, con tutti quei barattoli di conserve, gli attrezzi, le mensole… Sarà la convinzione che le stanze e gli oggetti – con la loro disposizione – raccontano moltissimo dei loro proprietari. Il fatto è che sfogliando per la prima volta Le case degli animali di Marianne Dubuc – edito da Orecchio Acerbo -ho avvertito subito piacevoli e familiari sensazioni.

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La storia è semplice e sobria, adatta ai lettori più piccoli. Il testo, infatti, prepara e suggerisce ciò che andremo a scoprire grazie alle minuziose figure, le quali rivestono un ampio e denso ruolo narrativo. Un lunedì mattina, Topo Postino inizia il suo giro di consegne nelle diverse case degli animali. Ciascuno aspetta una lettera o un pacco e il topo ha il suo bel daffare per raggiungere tutti! Ma… di chi sarà l’ultimo pacco da consegnare?!! Lo scopriremo giunti all’ultima casa alla quale bussare!

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Con un tocco gentile e non privo di deliziosa ironia, Marianne Dubuc coglie gli animali nelle loro diverse caratteristiche, raffigurando le loro tane con minuziosa ed elegante premura, rendendole così vivaci e palpitanti. Ad ogni sguardo, si coglie un nuovo particolare che regala spessore e personalità alle case e ai loro simpatici abitanti. C’è la lunghissima buca del serpente che attraversa più pagine, la casa “acquatica” dei coccodrilli, il piccione viaggiatore che si documenta fra mappe e cartine, il drago che offre le migliori salsicce arrostite, i pipistrelli che, naturalmente, di giorno dormono. Sott’acqua, sulla scrivania del polpo non manca un bel calamaio con l’inchiostro nero nero; nella casa del lupo, che si sta limando le unghie affilate, tre porcellini travestiti da ladri stanno portando via di sottecchi alcune pecorelle; sul tetto dell’igloo a più piani dove vivono i pinguini, il cannone spara ininterrottamente la neve, mentre nel pollaio la gallina insegna l’aritmetica ai pulcini attraverso la conta delle uova…

Marianne Dubuc, già nota in Italia come autrice dell’incantevole Il leone e l’uccellino (sul quale vi consiglio l’accurata recensione di Milkbook), è una giovane artista del Québec. Le sue opere sono caratterizzate da poche, cesellate parole (nell’edizione italiana la traduzione è a cura di Paolo Cesari) che fanno da contrappunto a illustrazioni originali ed espressive, piene di garbo, velate da un’ironia gentile.  Vi consiglio di visitare il suo blog e, naturalmente, il suo sito!
Concludo invitandovi a soffermarvi su alcuni particolari che descrivono meglio delle mie parole lo stile dell’autrice: la casa della gazza ladra (con tanto di manifesto “wanted!” affisso al tronco dell’albero!)…

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… e quella, “portatile” della tartaruga, la quale indossa i pattini per sfatare la sua proverbiale lentezza!

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Un albo illustrato delizioso che non mancherà di affascinare i lettori più curiosi di tutte le età!

Qui la scheda del libro sul sito di Orecchio Acerbo.

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Ma i tuoi SI che fine hanno fatto?!

Ci sono i che no aiutano a crescere.
E poi ci sono i sì.
Anche i sì aiutano molto a crescere, a crescere insieme. Con un bel sacco pieno di sì, possiamo andare molto lontano. Garantito. Ma no, non nel senso che si deve dire sempre sì, che tutto deve andar bene, che… “fa’ quel che vuoi, basta che mi lasci in pace“. Quelli sono solo deboli assensi.
Qui ci riferiamo ai SI forti e chiari. Quelli che raddrizzano le cose quando vanno storte. Sono anche i più difficili da dire, soprattutto in certi momenti (quando un bel NO, magari condito da un bell’urlo, farebbe molto più comodo).

Oggi vi parlo di un albo de Lo Stampatello Editore, una di quelle case editrici per cui abbiamo un debole (ve lo abbiamo già detto, vero?!). L’illustratore è niente di meno che Gek Tessaro, mentre il testo è di Francesca Pardi. Più sì che no è una storia che mi è piaciuta subito, forse perché mi ricordava qualcosa… o, meglio, qualcuno… !

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Avrete sicuramente presente una di quelle mattinate in cui il vostro pargoletto mette a dura prova la vostra pazienza con una successione di NO, in ordine crescente di intensità. No al latte, no a quella maglietta, no allo spazzolino da denti… Il tutto mentre voi dovete riuscire a fargli fare una colazione sufficientemente nutriente, nonché a rendervi presentabili prima di andare a scuola e al lavoro…

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In questo simpatico e coloratissimo libro, si descrive un dialogo spassoso fra una mamma e il suo piccolo in cui non è difficile riconoscersi. Le immagini intense ed espressive di Tessaro, con la sua inconfondibile tecnica così vicina al mondo infantile, fanno da eco alle emozioni del bimbo. E la mamma? La mamma fa una cosa fantastica…

Quando sembra che stia per arrabbiarsi sul serio, inverte la rotta e sfodera un trucco. Sorprende il figlio con ironia e fantasia: non lo riprende dall’alto, ma si mette a giocare con le parole e con le immagini. I NO si trasformano in SI e l’atmosfera muta velocemente…

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… e i due non usciranno da casa coi musi lunghi, potete esserne certi!!!

Una lettura spassosa che vi invito a condividere coi vostri bambini e, perché no, a mettere in pratica!

Qui la scheda del libro sul sito de Lo Stampatello.


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Cosa faremo da grandi?

Quale genitore non coltiva almeno mille propositi in merito al proprio stile educativo? Per me, uno di essi ha sempre avuto un’importanza particolare: infondere a nostra figlia la fiducia di poter diventare, da grande, ciò che desidera. Sono convinta che studiando e lavorando sodo, ci siano – nonostante difficoltà e contrattempi – svariate risorse per sviluppare pienamente le proprie attitudini. Superando pregiudizi e stereotipi che ancora oggi “imprigionano” la bambine e i bambini in modelli precostituiti, è possibile costruire ciò che “vorremmo fare da grandi”, tenendo conto del fatto che nel corso della vita si possono scegliere più strade e intraprendere percorsi professionali nuovi (così com’è accaduto anche a me). Certamente c’è ancora parecchia strada da fare per andare oltre concetti assai resistenti che classificano i “ruoli” di maschi e femmine, ma non è forse un dovere per noi mamme, papà, insegnanti ed educatori portare avanti questa sfida, per far sì che i nostri figli siano sempre più liberi di sognare il proprio futuro senza pregiudizi?

Per questi motivi, mi sono sentita subito attratta da questo albo illustrato. Edito dalla casa editrice Settenove, della quale – non a caso – vi ho più volte parlato, Cosa faremo da grandi? Prontuario di mestieri per bambine e bambini è un piacevole e colorato viaggio nei mestieri, ciascuno declinato al maschile e al femminile (secondo le recenti linee guida della Commissione Pari Opportunità e dell’Accademia della Crusca per un uso non sessista della lingua italiana).

Durante un tema in classe, Marta e Diego iniziano a fantasticare su tutto quello che vorrebbero fare da grandi… Dai loro sogni, scaturisce così una sorta di dizionario illustrato, in cui la bimba immagina di poter diventare una ministra, o una fotografa naturalista, o una ballerina di hip-hop, mentre il bambino si vede nei panni del maestro di scuola materna, ingegnere aerospaziale o scrittore di romanzi rosa. Le differenze di genere non sono negate, secondo interpretazioni frettolose e superficiali che talora si possono leggere o ascoltare; esse vengono piuttosto considerate una ricchezza, proprio per mostrare con semplicità e in maniera giocosa la varietà delle personalità e dei profili.  capture1

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Irene Biemmi conduce ricerche sulle pari opportunità e la pedagogia di genere presso l’Università degli Studi di Firenze, è formatrice nelle scuole e dirige la collana “Sottosopra” di Giralangolo; Lorenzo Terranera è illustratore, co-fondatore della scuola di illustrazione Officina B5 e scenografo per alcuni programmi televisivi; ha collaborato con Unicef, Amnesty International e Agesci.

Nel finale aperto, Marta e Diego comprendono che le strade possono essere davvero tante e che per fortuna non devono sceglierne una sola: nella vita si può e si deve sperimentare, essere pronti a rimettersi in giococapture10
Nell’ultima pagina, si lascia spazio ai piccoli lettori per esprimere i loro sogni e i loro progetti.

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Cosa faremo da grandi? mi ha colpito perché si tratta di una lettura stimolante da proporre a scuola, per lavorare sui desideri e le emozioni dei bambini, ragionare sui “modelli” che vengono trasmessi e assorbiti più o meno consapevolmente, nonché per gettare i semi di quella educazione alla parità che assumerà un valore sempre più profondo durante le successive fasi dello sviluppo.

Qui potete leggere la scheda del libro sul sito di Settenove, con la possibilità di visualizzarne un’anteprima.


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Una lettera per Leo

Voi credete alle coincidenze? Io sì! Mentre stavo pensando ad una nuova lettura “autunnale” per Pulcetta e per i bimbi della scuola, mi è capitata fra le mani Una lettera per Leo di Sergio Ruzzier, pubblicata dalla “nostra” cara Topipittori. E’ la storia dell’amicizia fra il postino Leo e il piccolo Cip, un uccellino che, con l’arrivo dei primi freddi, ha perduto il suo stormo.

Leo ama il suo lavoro e lo svolge con grande impegno; il suo unico cruccio è quello di non aver ricevuto mai una lettera in vita sua… proprio lui che trascorre le giornate a consegnare buste e pacchetti in giro per il paese!

capture3Il generoso postino decide di prendersi cura di Cip e di tenerlo con sé durante il lungo inverno. Ben presto, fra di loro nasce un legame in grado di colmare dolcemente il senso di solitudine di Leo. Come spesso accade a noi adulti, seguire un piccolo giorno per giorno, lasciandosi contagiare da quel naturale entusiasmo per le piccole cose proprio dell’infanzia (la preparazione di un pasto, la neve che scende dal cielo…), dona uno sguardo nuovo, un senso profondo alla vita quotidiana che si dipana al ritmo delle stagioni.

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Quando torna di nuovo la primavera, Leo sa che è giunto il momento di lasciare andare Cip. L’uccellino è felice di raggiungere il suo stormo che ha fatto ritorno dopo aver svernato al Sud. Mentre lo saluta, Leo avverte già la malinconia che accompagna ogni distacco, ogni maturazione. Tuttavia, non ha alcun dubbio: è la cosa giusta da fare per Cip.

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Cip raggiunge la sua famiglia e Leo riprende il suo lavoro. Apparentemente, tutto sembra essere tornato come prima… fino a quando, un bel giorno, Leo non riceve finalmente ciò che aspettava da tanto tempo! Una lettera!! Di Cip! L’uccellino non ha dimenticato l’amico che si è preso cura di lui.

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Una storia semplice e delicata, capace di affrontare con garbo alcuni dei temi più importanti della vita: la cura, la solitudine, l’amicizia, la crescita e il distacco, il tempo che passa, la gratitudine.

Una lettera per Leo è stato il primo albo illustrato di Sergio Ruzzier pubblicato in Italia.  L’autore è nato a Milano nel 1966, ha iniziato la carriera di illustratore a soli vent’anni e dopo qualche tempo si è trasferito a New York, dove vive e lavora attualmente. Uno stile raffinato e poetico, il suo, tanto apprezzato da essere selezionato nel 2011 dal grande Maurice Sendak per l’esclusiva Sendak Fellowship. Vi invito a visitare il suo sito per iniziare ad approfondire la sua opera dal tratto così personale, ironico e tenero insieme.

Qui il link alla scheda di Topipittori


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Blue on Blue. Il fascino del temporale

In una giornata di pioggie copiose, che fanno sentire l’autunno sempre più vicino, mi avvicino allo scaffale per scegliere il libro “giusto” per una Pulcetta amante dei temporali (e degli stivali da gomma, delle pozzanghere, degli ombrelli… !). Un comfort book, una lettura da scartare come un cioccolatino che addolcisca le ore da trascorrere in casa, in attesa del sereno.

E le dita si fermano sulla copertina di Blue on Blue. Un albo in lingua inglese, conosciuto ad un seminario di Bruno Tognolini sulle filastrocche e le rime e ordinato poco tempo dopo. So che sarà tradotto in italiano, ma per ora sono felicissima di gustarmi la fresca musicalità del testo originale di Dianne White (peraltro semplice e breve).

Vogliamo parlare delle immagini?

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Lasciamoci guidare dalla mano e dallo sguardo dell’illustratrice, Beth Krommes, sfogliando lentamente il suo sito. C’è qualcosa di acuto e trasognato insieme, nel suo stile. Il tratto è preciso, ma ciò che ci restituisce è permeato di magia. Vincitrice della prestigiosa Medaglia Caldecott (riconoscimento che l’Association for Library Service to Children assegna ogni anno all’artista che si sia maggiormente distinto nel settore dell’illustrazione per l’infanzia) l’artista americana mi ricorda da vicino il divisionismo e tutta la corrente artistica che ha esaltato la forza vitale e “spirituale” della Natura. Qui il cielo, la terra, il mare sono raffigurati con intensità. Animata dalla passione propria di un naturalista, tutta la raffigurazione  resta sospesa nel tempo e nello spazio. Il risultato è un’alchimia perfetta fra sogno e realtà.

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Osserviamo la vita di una fattoria accanto al mare, in una mattina che si apre ventosa e soleggiata, per poi lasciare spazio ad uno scenografico temporale. Ci sediamo accanto alla piccola protagonista, imbronciata e annoiata a causa dela forzata immobilità; poi la seguiamo mentre, di nuovo libera, felice e selvatica si rotola nel fango… e in fondo moriamo dalla voglia di farlo anche noi!

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Verso sera la tempesta si placa, è l’ora di andare a dormire, mentre fuori un cielo stellato, quasi “espressionista”, si specchia in un mare popolato da grandi e affascinanti creature. E’ tutto semplice, domestico, eppure straordinario.

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La piccola lettrice di casa si è innamorata degli stivali rossi della sua piccola “amica” e degli animali del cortile che giocano spensierati; sono certa che anche i vostri cuccioli non sapranno resistere all’incanto che regna fra queste pagine. E se proverete a leggerlo in inglese, non vi sfuggirà la musicalità delle onomatopee che fanno da contrappunto alle illustrazioni. Blue on Blue è un piccolo, lucente gioiello.


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40 settimane

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Un libro dedicato alle mamme, a quelle che stanno per diventarlo e a quelle che serbano il ricordo indelebile della maternità. “40 settimane. Cronaca di una gravidanza” è una graphic novel edita dalla casa editrice Settenove (della quale vi ho parlato a proposito di “June e Lea“). L’Autrice, Glòria Vives Xiol, ha studiato Belle Arti presso l’Università di Barcellona e, successivamente, si è perfezionata in Arte Terapia. Attraverso queste pagine, ha voluto raccontare tutto ciò che ha rappresentato la ricerca di una gravidanza, la maternità e la nascita di sua figlia Julia. Ha scelto di farlo in maniera schietta e (auto)ironica, attraverso uno stile fresco e immediato.

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Nel suo racconto non ha tralasciato nulla, compresi gli aspetti più difficili, ma anche quelli più buffi, che una coppia deve attraversare quando si decide “di rimanere incinti”. Infatti, il punto di forza del libro è che, pur essendo inevitabilmente concentrato sui cambiamenti fisici e psicologici che una donna attraversa durante i nove mesi di gestazione, il ruolo del futuro padre non passa mai in secondo piano. Accompagna, sostiene, imparando a “dialogare” con la nascitura attraverso la pancia.

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I temi sono molteplici: il primo aborto spontaneo, il dolore, la nuova ricerca, la prima ecografia, la ginnastica preparto, l’affettuosa invadenza dei familiari e degli amici, i sogni, i dubbi, la sofferenza e la gioia immensa del parto stesso… Tutto viene narrato con sincerità, semplicità e in maniera asciutta, senza eccessivi sentimentalismi; il messaggio che viene trasmesso è intenso e vero. Una storia originale e coinvolgente, contro gli stereotipi che non di rado caratterizzano la maternità e i ruoli dei futuri genitori.

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Il racconto oscilla fra momenti scanzonati e persino comici e quelli più emozionanti, teneri. Questa alchimia rende la lettura molto piacevole e anche utile per una donna che stia effettivamente attraversando le fatidiche “40 settimane”, divisa fra emozioni spesso molto contrastanti fra loro. Qualunque mamma sa che le cose stanno veramente così: una gravidanza non è mai tutta “rose e fiori”, ci possono essere problemi piccoli e grandi da affrontare, la stanchezza, i disturbi… Pertanto, il sostegno del proprio compagno e, magari, di persone qualificate (come l’ostetrica del corso preparto) diventa importantissimo.

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… e alla fine, il momento più forte e bello si vive in tre. Un viaggio si è appena concluso, ma uno tutto nuovo è appena iniziato.

Qui il link alla scheda del libro.

Con questo post, il blog “Leggo per te” chiude per ferie. Ci rivediamo a settembre! Buone vacanze a tutti!


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Orizzonti. Con un “piccolo elogio ai libri senza parole”.

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Viviamo tempi difficili, dove le notizie di tragedie lontane e vicine si susseguono, lasciando dietro di sé una scia di commenti, polemiche, bozze di strategie politiche destinate a sfaldarsi, superate da una realtà sempre più complessa, urgente e dolorosa. Quando ho visto per la prima volta Orizzonti, libro senza parole edito da Carthusia, sono stata conquistata dall’atmosfera che permea le tavole di Paola Formica. Le illustrazioni sono intense, espressive, pregne di significato, ma delicate e colme di rispetto. Invece di indugiare sui particolari, la narrazione per immagini si rivolge liberamente alle interpretazioni del lettore e il finale è aperto. In questo senso, penso che un silent book costituisca una modalità privilegiata per affrontare una tematica come quella delle migrazioni e della tragedia delle traversate sui barconi affollati.

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In Orizzonti, il protagonista è un bambino che fugge dalla sua terra per conquistare la libertà e una nuova vita. Il suo destino s’intreccia a quello di altre persone che salgono su un’imbarcazione fatiscente per attraversare il mare. Gli occhi, sempre in primo piano, trasmettono le emozioni che si dibattono nell’animo: paura, sgomento.

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Questa immagine immersa nel buio non ha bisogno di lunghi commenti. Riconosciamo il profilo del bambino, avvertiamo – palpabile – il suo terrore.

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Sappiamo come sia difficile affrontare questi avvenimenti con i bambini, i quali osservano e ascoltano le notizie che scorrono veloci, spesso in maniera rumorosa e violenta. Attraverso questo libro di sole immagini, è possibile soffermarsi a riflettere. Le immagini offrono una possibile interpretazione dei fatti e filtrano le tragiche vicende e le intense emozioni, attraverso una modalità di comunicazione più vicina e fruibile dai piccoli. Gli adulti possono così adottare un approccio delicato che non edulcora la realtà, ma lascia più spazio e tempo per elaborarla.

Il libro si conclude con un “piccolo elogio del libro senza parole” di Ferruccio Giromini che racchiude tutte le motivazioni e le caratteristiche che fanno sì che un silent book sia un libro speciale, profondo e coraggioso.

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Orizzonti è stato finalista al Silent Book Contest 2014, Premio internazionale dedicato ai silent book.
Per conoscere meglio la genesi del libro e il percorso artistico dell’Autrice, Paola Formica, vi rimando a questo interessante articolo e all’intervista apparsa su uno dei nostri siti preferiti, Milkbook.

Paola Formica
Orizzonti
Carthusia 2015