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"Io dico per te luna, io dico per te sole, Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole…" (Bruno Tognolini)

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Così felicemente selvaggia

A noi piacciono i bambini un po’ selvaggi, quelli che passano ancora molto tempo all’aperto, a inzaccherarsi le scarpe fra una perlustrazione e l’altra. Il mondo infantile e quello naturale hanno una connessione meravigliosamente stretta, spontanea, con la quale non bisognerebbe interferire più di tanto. Nutrendo simili convinzioni, non è stato difficile provare un istantaneo moto di simpatia per il visino furbetto di Selvaggia che campeggia sulla copertina di una delle ultime novità di Settenove Edizioni.
Selvaggia è una figlia della foresta: gli orsi le hanno insegnato come procurarsi il cibo, le volpi sono le sue migliori compagne di gioco, mentre dagli uccelli ha appreso il linguaggio. Non si sa come sia arrivata nel cuore del bosco, da neonata, ma una cosa è certa: lì si sente a casa, libera e felice, irrimediabilmente e allegramente selvatica.

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La sua vita scorre serenamente, fra una scorribanda e l’altra. Gli animali si prendono cura della bambina: fra di loro c’è una comprensione perfetta e istintiva. “Lei capiva, ed era felice“.

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Un giorno, però, un’altra coppia di… strani animali scopre Selvaggia nella foresta. I due si sentono in dovere di portarla nel cosiddetto mondo civilizzato.

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La bimba finisce nella casa di uno scienziato, il quale si dedica allo studio di quella selvaggia creatura senza prestare minimamente attenzione al benessere della piccola. Secondo questi uomini adulti, infatti, Selvaggia ha maturato pessime e animalesche abitudini e deve essere corretta.

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capture6La bimba, stretta in un vestitino dal colletto inamidato e con le scarpine di vernice nera – lei che non conosceva né abiti né calzature! – viene costretta a usare le posate e a giocare come le altre bambine. Deve anche sopportare noiose lezioni in cui il professore cerca disperatamente di insegnarle a parlare la lingua degli esseri umani. Come potete facilmente immaginare, non si ottengono i risultati sperati! La piccina è molto triste, non capisce nulla di quello che vede, non riconosce le strane abitudini delle persone che vorrebbero “educarla”. Solo i due animali domestici – un cane e un gatto – sembrano percepire il suo stato d’animo e le restano accanto con muta, affettuosa solidarietà.
Fino al giorno in cui Selvaggia si ribella. Si libera da tutti quegli inutili orpelli e scappa via, per tornare nella foresta. Nessuno cerca di impedirglielo, la considerano ormai un caso disperato. Il cane e il gatto, però, la seguono nei boschi…

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Selvaggia è l’opera prima di Emily Hughes, giovane autrice ed illustratrice originaria delle Hawaii, ma residente in Gran Bretagna. Una fiaba che richiama alla memoria, pur coi differenti esiti, le vicende di Mowgli, il celebre bimbo indiano perdutosi nella jungla frutto della penna di R. Kipling; ma anche  Il ragazzo selvaggio, film diretto nel 1970 da F. Truffaut e ispirato ad una storia vera. Nell’albo della Hughes le illustrazioni costituiscono la vera “voce” narrante: vivide, piena di eleganza e sospese in un’atmosfera onirica. Il gusto per la decorazione e per la cura minuziosa di certi dettagli si sposa con un tocco di delicato umorismo, dando così vita ad una foresta lussureggiante e a una fauna dinamica e operosa che sembrano davvero respirare. Per conoscerne meglio lo stile, così espressivo e sognante, potete visitare il suo blog.

Per Settenove si tratta di una coedizione con la britannica Flying Eye Books, una casa editrice nata nel 2013. Questa è la pagina dell’edizione britannica e vi invito a leggere questa interessante recensione sempre in lingua inglese, dove si sottolineano gli aspetti della lettura che più colpiscono tanto gli adulti quanto i bambini. Infatti, pur avendo un testo sobrio e sintetico, la storia suscita molteplici considerazioni. Selvaggia è un tributo al nostro bambino interiore e all’infanzia libera e non ancora inibita dalle consuetudini; nel contempo, vi si celebra la natura incontaminata e il legame profondo e primordiale con essa. Selvaggia è un’anticonformista, non c’è comunicazione fra lei e gli adulti che cercando di “addomesticarla” e non soltanto per un problema di linguaggio, quanto per una questione di sentire. Non a caso gli animali domestici sono gli unici ad affezionarsi a lei e, alla fine, la seguono per riconquistare la libertà. Nel mondo degli esseri umani, la bambina ci appare come imbruttita e bisbetica, mentre il ritorno all’ambiente selvatico la trasforma nuovamente in un essere pieno di grazia e di bellezza. “Lei capiva ed era felice“: per Selvaggia la vera conoscenza risiede lì, nella foresta, dove può essere se stessa. E noi? Quanto ci pieghiamo alle usanze e alla disciplina, magari per essere accettati, e quante volte, invece, sappiamo essere noi stessi anche a costo di essere criticati, giudicati? Esiste solo una modalità, un unico copione che stabilisce come debba comportarsi una “brava bambina”? E il pensiero potrebbe correre oltre, per affrontare altri temi importanti come l’incontro/scontro fra le culture e le usanze dei popoli, nonchè il concetto stesso di “civiltà”. Selvaggia è una fiaba “verde” che si presta a diversi livelli di lettura anche negli ambienti educativi; per tutti questi motivi penso che l’apprezzerete quanto noi!

Qui la scheda del libro sul sito di Settenove, dov’è possibile visualizzare un’anteprima.