leggo per te

"Io dico per te luna, io dico per te sole, Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole…" (Bruno Tognolini)


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La città che sussurrò

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Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli abitanti di Gilleleje, un villaggio danese di pescatori occupato – come il resto del paese – dai nazisti, nascose alcuni ebrei in fuga verso la Svezia, rimasta neutrale. In una buia notte senza luna, per guidare i fuggiaschi verso il porto e, quindi, verso la salvezza, gli abitanti sussurrarono dalle soglie delle loro case la giusta direzione da seguire. La città che sussurrò, vincitore del Premio Andersen 2015 per la categoria “Miglior Libro 6/9 anni”, prende ispirazione da questa storia di coraggio e generosità.

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La Giuntina
è una casa editrice che mi è particolarmente cara. Nacque nel 1980 dando alle stampe La notte, la toccante testimonianza di Elie Wiesel sulla propria deportazione ad Auschwitz. Attraverso un catalogo di raro pregio, La Giuntina prende le mosse dalla cultura ebraica, con le sue mille sfaccettature, per trattare temi universali. Ciò che mi ha colpito de La città che sussurrò, oltre alla delicatezza e profondità della vicenda narrata, è lo sguardo sull’umanità e sulla quotidianità dei personaggi che animano il libro. Si tratta, infatti, di persone – adulti e bambini – che scelgono il bene senza eroismi, né gesti plateali, ma si sforzano di attuarlo giorno per giorno, condividendo quello che possiedono. Mi hanno fatto ricordare la leggenda dei 36 giusti che, secondo il Talmud, ad ogni generazione salvano il mondo. Gli abitanti di Gilleleje, con gesti davvero semplici – il dono di una pagnotta, o di un libro, o… di un sussurro, appunto – ci mostrano come la solidarietà si costruisca attraverso tanti piccoli contributi e che ciascuno, se lo vuole, può fare la sua parte.

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Jennifer Elvgren, l’autrice del testo, ha iniziato la sua carriera come giornalista e, dopo la nascita dei suoi figli, ha iniziato a scrivere anche per i bambini. Fabio Santomauro è un giovane illustratore italiano che, fra l’altro, ha generosamente prestato la sua opera per realizzare alcuni pannelli decorativi presso il reparto di Oncologia Pediatrica del Gemelli. Per conoscerlo meglio, vi rimando alla bella intervista pubblicata sul blog dell’Associazione Leggere Insieme… Ancora! Il suo è uno stile fresco e dinamico che richiama quello tipico delle graphic novel e restituisce – con pochi tratti e una ben misurata cura dei dettagli – l’emotività dei personaggi, ma sempre in maniera garbata. Nonostante la complessità del tema trattato, parole e immagini dialogono fra loro con equilibrio, senza accenti drammatici, e suggeriscono determinazione, sensibilità, fiducia.

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La famiglia di Anett nasconde nella propria cantina Carl e la sua mamma. I due bambini stringono amicizia e condividono i libri preferiti (e mi piace che in una storia come questa si sottolinei anche il potere salvifico dei libri!). Quando Anett si reca a fare la spesa o in biblioteca, le basta accennare a bassa voce della presenza di “nuovi amici” in casa per ricevere dei doni per loro. Non appena giunge la notizia di una retata nazista ormai prossima, il villaggio si appresta a consentire agli ebrei di mettersi in salvo, raggiungendo il porto. Purtroppo la notte è nuvolosa e buia, pertanto è molto difficile non sbagliare strada… E’ proprio Anett a trovare uno stratagemma: la gente avrebbe dovuto restare accanto alle porte delle proprie case e, al passaggio della famiglia in fuga, sussurrare la direzione giusta. E così fu.

Un testo particolarmente adatto, grazie al suo equilibrio, per affrontare il tema della Shoah nelle scuole.

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Qui il booktrailer del libro e qui la scheda sul sito de La Giuntina.