leggo per te

"Io dico per te luna, io dico per te sole, Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole…" (Bruno Tognolini)

La piscina

3 commenti

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E’ difficile dare una definizione dei libri illustrati privi di testo. Si chiamano “libri senza parole”, oppure “silent book”: effettivamente non vi è un racconto stampato sulla pagina, ma è altrettanto vero che le immagini – da sole –  raccontano una storia con ricchezza di suggestioni e sfumature. Le illustrazioni, perlomeno quelle di qualità, ampliano ed espandono i contenuti e i sentimenti e permettono a ciascun lettore di contribuire con la propria narrazione, quella che scaturisce dal vissuto personale. C’è un filo sottile, ma resistente al tempo e alle mode, che lega i libri illustrati alla tradizione degli antichi figurinai: un patrimonio culturale e antropologico dalle infinite possibilità.

La Piscina è l’opera prima di Ji Hyeon Lee, giovane artista della Corea del Sud. Se non lo avessi saputo prima, sfogliandolo avrei comunque pensato: è un libro di Orecchio Acerbo. Vi ho parlato recentemente di questa raffinata e peculiare casa editrice a proposito dello splendido albo illustrato La pantera sotto il letto. Sono entrambi libri di grande formato che spalancano le porte all’arte e alla bellezza, senza tralasciare la profondità e l’originalità dei temi. La Piscina è un libro perfetto per la stagione che è ormai alle porte, quella in cui abbiamo voglia di freschezza, di avventura e durante la quale possiamo confidare su ritmi più lenti per assaporare le storie.

Il tratto di Ji Hyeon Lee è permeato di nitore ed eleganza. Nel suo stile coesistono in perfetta armonia la cura dei dettagli – che suggeriscono una lentezza sapiente e delicata – e le tavole di più ampio respiro, dove i colori sono vividi e onirici al tempo stesso. Le illustrazioni sono fresche come se emergessero veramente dall’acqua: ad osservarle, sembra quasi di percepire lo sciabordìo, il sentore del cloro, i riflessi sulle pareti e le mattonelle.

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All’inizio la grande piscina – una liquida, schietta metafora della vita – è invitante, ma incute anche un certo timore agli occhi del piccolo protagonista. I bagnanti grigi, rumorosi e goffi la ricoprono come un manto soffocante e assordante, un cicaleccio superficiale. Galleggiano, pavidi e sgraziati nelle loro ciambelle gonfiabili, incapaci di andare in profondità. Tuffarsi significa, dunque, osare: ci vuole coraggio, capacità di scegliere… non è per niente facile e il bambino lo sente. All’inizio, lui è raffigurato in bianco e nero come il resto della folla, anche se si distingue per il suo restare in disparte. Immergendosi, riprenderà colore (il costume, la carnagione) e, quindi, vita autentica.

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Il bambino raccoglie la sfida e si tuffa verso un mondo nascosto che, al contrario della superficie, è fatto di colori intensi, luminosi. Una bambina lo osserva, incuriosita, e decide di seguirlo.

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S’incontrano sott’acqua e, insieme, iniziano la scoperta di quell’universo magico, fantasioso: un altrove fatto di bellezza e ironia, un luogo dove si possono fare incontri insoliti e stupefacenti…

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… persino la grande, lenta e bianchissima Moby Dick.

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Alla fine, i bagnanti escono dalla piscina. L’umanità grigia è sempre goffa e sgraziata, si accalca, qualcuno resta indietro mentre gli altri voltano le spalle; invece i bambini – che significativamente si trovano sulla sponda opposta – hanno gesti fini e gentili, lui aiuta lei. Entrambi sono a colori, dal momento che l’avventura condivisa ha conferito loro la scintilla della scoperta, della benevola e giocosa curiosità verso il mondo e la vita stessa.

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Prima di andarsene, si guardano negli occhi e si sorridono. Sono amici, sono complici. Sanno che s’incontreranno di nuovo, che si tufferanno ancora, per andare oltre.

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In conclusione, troviamo una breve dedica che suggella il significato più profondo di questo libro (vedi immagine sottostante). La superficie è la mediocrità, il conformismo. La profondità delle acque, raggiunta con audacia e fantasia, rappresenta la libertà, l’originalità, l’intelligenza, la forza dell’immaginazione. L’acqua stessa è un elemento primordiale carico di simbolismi, da essa si genera e si rigenera la vita: nei mesi di gestazione, l’ambiente in cui cresciamo e ci nutriamo è acquatico. I due bambini sono ancora intensamente connessi a questi elementi simbolici; sono due esseri non ancora intaccati dal qualunquismo e dall’ipocrisia.

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La Piscina è un libro per “ragazzi” di ogni età; si può leggere a più livelli a seconda della tipologia di lettore. Viaggio di formazione, avventura, sogno, metafora, gioco, passione per le attività acquatiche, contrapposizione fra il mondo dell’infanzia e quello degli adulti, libertà e ricerca della propria identità. Esso mette in scena, con garbo e sensibilità, una critica ad un certo tipo di società troppo veloce, chiassosa, sorda e incurante che “consuma” senza assimilare nulla per davvero.

La scheda del libro sul sito di Orecchio Acerbo e il booktrailer.

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3 thoughts on “La piscina

  1. Pensa che ho appena finito di leggere a Gaia un bellissimo libro intitolato La mia famiglia selvaggia, e ho notato questa strana scritta: Orecchio Acerbo…;)

  2. Pingback: La zattera, o dell’immaginazione | leggo per te

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